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Mer 2 Apr 2025
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ToscanaDiritti🎧 Fine Ramadan e spazi di convivenza: il successo di Prato

🎧 Fine Ramadan e spazi di convivenza: il successo di Prato

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🎧 Fine Ramadan e spazi di convivenza: il successo di Prato
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Una foto di gruppo davanti alla cattedrale di Prato, subito dopo aver condiviso un caffè. È l’istantanea del successo che fa incontrare la Chiesa pratese con la comunità bengalese di musulmani della città di Prato, che ieri ha potuto usare per la prima volta gli spazi della diocesi per la preghiera finale del Ramadan.

PRATO – Un fatto storico, che tuttavia potrebbe non rimanere un caso isolato: in nome di una “pacifica convivenza”. Prato dà il segno. Centinaia di musulmani originari del Bangladesh hanno partecipato ieri mattina  alla celebrazione finale del Ramadan: com’era stato anticipato lo hanno fatto per la prima volta in Italia in complesso cattolico, quello di San Domenico. Qui, negli spazi adiacenti alla chiesa, è andato in scena all’alba un sodalizio che si compone di una richiesta inedita – quella di un Centro islamico alla Diocesi – e di una mano tesa: quella del vescovo di Prato che ha concesso la struttura in nome di una “proficua convivenza”. E così ieri  si potevano osservare file di persone – soprattutto uomini in Kurta colorati, l’abito da cerimonia bengalese – che facevano ingresso nel complesso ecclesiastico pratese e prendevano posto nel giardino per  la preghiera islamica, il Salat.
Il grande raduno è stato guidato da due Imam, che al termine del rito hanno voluto incontrare il vescovo in piazza Duomo. E lo hanno fatto per ringraziarlo. Insieme ad alcuni membri della comunità hanno bevuto un caffè insieme seduti al tavolino di un bar. “È stato più di un incontro interreligioso, – ha commentato la Diocesi – un momento di amicizia e di reciproca conoscenza”.  Durante l’incontro  il coordinatore della comunità islamica bengalese Mohammad Ajman Hossain ha chiesto al vescovo Nerbini la possibilità di potersi incontrare di nuovo e di utilizzare in futuro gli ambienti di San Domenico, sempre nel reciproco rispetto. Nerbini si è detto “disponibile” e ha ribadito l’importanza «di coltivare i rapporti di amicizia, se ci vogliamo bene certamente non spariscono le differenze, ma vanno in secondo piano».