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Ven 4 Apr 2025
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Cultura & SpettacoloArte🎧 Arte: grazie a Digital Humanities Santa Croce svela i suoi ‘segreti’

🎧 Arte: grazie a Digital Humanities Santa Croce svela i suoi ‘segreti’

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🎧 Arte: grazie a Digital Humanities Santa Croce svela i suoi ‘segreti’
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È il risultato dell’intesa per la ricerca e la fruizione che vede impegnate l’Opera di Santa Croce e l’Università di Firenze, con l’obiettivo di conoscere e condividere l’evoluzione secolare di un patrimonio che ha sedimentato la sua unicità attraverso i secoli. Fino al XVI sec. un tramezzo divideva la parte della Basilica riservata alla comunità francescana da quella aperta ai fedeli

L’Opera di Santa Croce ha avviato dal 2019 un rapporto strutturato e strategico con i centri di ricerca, e in primo luogo con l’Università di Firenze, con l’obiettivo di incrementare la conoscenza del complesso monumentale per svolgere nel modo più efficace le attività di tutela e valorizzazione che le sono affidate, attraverso lo studio del patrimonio e una narrazione più coinvolgente e partecipativa riservata ai visitatori.

Il punto sul lavoro di ricerca viene illustrato nel recentissimo volume Santa Croce tra passato e futuro – Conoscere, conservare condividere, secondo volume della nuova collana Voci di Santa Croce, pubblicata dall’Opera. Le ricerche approfondite condotte dai docenti nel vivo corpo della basilica e delle fabbriche conventuali consentono ora una più chiara e completa comprensione di aspetti storico-artistici e architettonici due-trecenteschi del complesso che nel tempo, con i rivolgimenti della liturgia e del gusto, furono drasticamente dispersi o soppressi.

Tra i risultati raggiunti, è  stata restituita, ad esempio, la corretta classificazione ad alcune vetrate, attribuendo a Giotto la raffigurazione di Mosè, Davide, Aronne e Salomone, nella parte inferiore della bifora centrale della Cappella Maggiore. Mentre sono state approfondite le caratteristiche della prima Santa Croce, molto più piccola di quella attuale, i cui resti sono tornati alla luce nel corso dei lavori di scavo condotti nel 1967.

Un vero e proprio  viaggio nel tempo,  che ha riportato la memoria  anche alla fase storica precedente la rivoluzione vasariana che viene avviata a partire dal 1565 sulla spinta della Controriforma. Attraverso l’applicazione degli strumenti delle Digital Humanities è stata effettuata la sorprendente ricostruzione virtuale del tramezzo monumentale, realizzato nella metà del Trecento, che divideva la basilica in due parti, una destinata al popolo l’altra alla numerosa comunità francescana. Il manufatto era costituito da un corpo continuo scandito da nove campate con un’ampia apertura centrale. La struttura si sviluppava all’altezza della quinta campata, estendendosi per tutta la larghezza delle navate. Caratterizzata da un’altezza ragguardevole (il piano di calpestio era a quota 4,82 metri), aveva l’accesso garantito da una scalinata.

La realtà virtuale ha reso possibile una navigazione immersiva nel modello ricostruito, attraverso l’uso di visualizzazioni tridimensionali e di simulazioni immersive inoltre è stato possibile ricollocare virtualmente le opere d’arte che si presume costituissero l’arredo del tramezzo e connetterle visivamente con l’ambiente circostante. 

Le ricerche condotte fanno ipotizzare che fossero tre le opere collocate al piano superiore del tramezzo: al centro il grande Crocifisso del Maestro di Figline (oggi al centro dell’altare maggiore), sulla sinistra la Pala Bardi di Coppo di Marcovaldo con le sue Storie di San Francesco e a destra la Maestà del Maestro di Figline. Gli studiosi indicano anche la possibile presenza della Stimmatizzazione di San Francesco di Taddeo Gaddi, oggi all’Harvard Art Museum (Sati Uniti).  L’insieme visivo era completato dalle pitture murali, la cui pres­soché integrale perdita rende ardua la ricostruzione della ricchezza visiva e iconografica di quello che doveva configurarsi come un vero e proprio polo devozionale interno alla basilica. Particolare rilievo assumeva, in questo contesto, il ciclo escatologico di Andrea Orcagna, raffigurante il Giudizio Finale, il Trionfo della Morte e l’Inferno, i cui frammenti superstiti sono stati rinvenuti dietro le pale degli altari cinquecenteschi della navata e sono attualmente collocati nel Cenacolo.