
Ancora arresti per sfruttamento a Prato nel settore dell’abbigliamento. Per due imprenditori cinesi sono scattate le manette dopo che sono stati colti in flagrante mentre sfruttavano operai in condizioni di lavoro disumane. L’operazione rientra nell’azione della Procura di Prato, che continua a smascherare irregolarità grazie anche a una collaborazione inaspettata: quella degli stessi lavoratori sfruttati, che hanno trovato il coraggio di denunciare.
PRATO La collaborazione degli sfruttati, il ritrovamento di un pericoloso latitante, due arresti di imprenditori colti in flagranza di reato. Continua l’azione di contrasto al crimine nel distretto dell’abbigliamento più grande d’Europa, guidato principalmente da cinesi a Prato. Gli ultimi controlli hanno riguardato tre aziende: la Confezione Yu Feng, la Confezione Shunan e la Confezione Rosa.
Qui, gli investigatori della procura hanno scoperto 23 operai, per lo più cinesi e pakistani, alcuni privi di permesso di soggiorno, costretti a turni massacranti di almeno 12 ore al giorno, senza riposo e con paghe irrisorie. Una parte dello stipendio veniva versata con bonifico bancario per simulare la regolarità, ma la maggior parte veniva consegnata in contanti, rendendo difficile il controllo dei pagamenti. E non finisce qui: molti di questi lavoratori erano costretti a vivere all’interno delle fabbriche nel territorio di Prato, in condizioni igieniche disastrose e senza alcuna sicurezza.
Durante le operazioni, le forze dell’ordine hanno infine fermato un uomo – uno degli operai – che ha fornito false generalità. Dai controlli è emerso che aveva precedenti per tentata estorsione e un’ordinanza di custodia cautelare per reati legati alla mafia. È stato immediatamente trasferito in carcere. Un ruolo chiave in questa indagine lo hanno avuto gli stessi operai sfruttati, che hanno deciso di denunciare. Grazie a loro, gli investigatori sono riusciti a ricostruire il sistema di sfruttamento e ad agire tempestivamente. Per chi collabora, la legge prevede un percorso di inserimento con la possibilità di ottenere un permesso di soggiorno per motivi di giustizia.
Negli ultimi mesi, sotto la guida del procuratore Luca Tescaroli, l’azione contro lo sfruttamento del lavoro a Prato si è intensificata. Da quando ha assunto l’incarico, meno di un anno fa, sono già stati effettuati cinque arresti in flagranza di reato nel 2025. Un segnale chiaro: la lotta al lavoro illegale non si ferma. E il contributo di chi ha subito ingiustizie può fare davvero la differenza.