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Lun 31 Mar 2025
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ToscanaCronacaSuicidio assistito: imputazione coatta per Marco Cappato per un caso toscano

Suicidio assistito: imputazione coatta per Marco Cappato per un caso toscano

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Suicidio assistito: imputazione coatta per Marco Cappato per un caso toscano
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Suicidio assistito. La Gip fiorentina di Girolamo ha disposto l’imputazione coatta per Marco Cappato, Felicetta Maltese e Chiara Lalli per aver aiutato il 44enne livornese Massimiliano Salas, malato di Sla, a raggiungere la Svizzera per avvalersi della pratica del suicidio assistito. Ora rischiano il processo.

Il fatto risale al 2022. Un 44enne livornese, Massimiliano Salas, detto Mib, malato di Sla, aveva rivolto un appello straziante: «Se non avessi paura del dolore avrei giĂ  provato a togliermi la vita piĂą di un anno fa. Per questo, vorrei essere aiutato a morire, senza soffrire, in Italia. Ma non posso perchĂ© non dipendo da trattamenti vitali. Sto pensando di andare in un altro Paese». Marco Cappato, con Felicetta Maltese e Chiara Lalli dell’associazione “Luca Coscioni”, lo avevano aiutato ad andare in Svizzera per avvalersi del suicidio assistito. Ne nacque un procedimento giudiziario, ovviamente, perchĂ© Cappato e le altre si auto denunciarono ai Carabinieri di Firenze. E la Procura della Repubblica chiese l’archiviazione. Archiviazione che adesso è stata respinta dalla Gip del Tribunale di Firenze Agnese di Girolamo. Ora la Gip ha trasmesso gli atti in Procura a cui toccherĂ  nelle prossime settimane chiedere il rinvio a giudizio per i tre indagati. Si tratta dunque di una imputazione coatta che potrebbe portare gli imputati ad una processo e ad una condanna da cinque a dieci anni di carcere. Gip che aveva giĂ  sollevato la questione di legittimitĂ  costituzionale sull’articolo 580 del codice penale (istigazione o aiuto al suicidio). Questione rigettata dalla Corte costituzionale. Su tutto però adesso pesa anche la nuova legge regionale – prima in Italia – sul fine vita. E’ proprio quella legge a richiamare il fatto che le ultime sentenze della Consulta hanno chiarito che l’incriminazione per aiuto al suicidio prevista dal codice penale “non è conforme alla Costituzione”, soprattutto se la persona è in grado di prendere “decisioni libere e consapevoli”. Come aveva fatto il 44 enne livornese affetto da Sla, Massimiliano Salas, detto Mib.